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Bollettino Colture Erbacee n.72/2017 del 8 novembre
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L’ATTIVITA’ DI CONFRONTO VARIETALE SU SOIA IN VENETO

Da oltre vent’anni il Veneto partecipa, con altre regioni del nord Italia, alla realizzazione di prove collegiali di confronto varietale su soia. L’ERSA (Agenzia regionale per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia) provvede al coordinamento delle attività, fornendo il seme ed elaborando i dati ottenuti che vengono poi divulgati sulle riviste specializzate di interesse agrario.
Le varietà in commercio, alcune presenti da tempo sul mercato, altre di recente introduzione, vengono valutate nei diversi areali di coltivazione allo scopo di mettere in luce quelle che più si adattano ai nostri ambienti pedo-climatici.
In Veneto, prima regione italiana per superficie coltivata a soia, l’attività è stata realizzata prima dall’ESAV, in collaborazione anche con altre realtà di ricerca del territorio (Istituto di genetica “Strampelli” di Lonigo), poi da Veneto Agricoltura diventata ora Agenzia Veneta per l’Innovazione nel Settore Primario (AVISP).
Nel corso degli ultimi due decenni, presso le aziende dimostrative regionali sono state valutate complessivamente 185 varietà, di cui circa una sessantina per una sola annualità. Il panorama varietale della soia, infatti, soprattutto di recente, ha acquisito un maggior dinamismo per cui accade che alcune varietà facciano la loro comparsa per una o due campagne di semina per poi scomparire dal mercato.
Le prove di confronto varietale (circa 30-40 varietà annualmente in valutazione) sono state realizzate utilizzando parcelle da 6 file lunghe almeno 7 metri, seminate a 45 cm di distanza l’una dall’altra, seguendo uno schema sperimentale a blocchi randomizzati con 3 o 4 ripetizioni. La raccolta è limitata solitamente alle 4 file centrali di ogni parcella.
Durante il ciclo colturale, di ciascuna varietà viene definita l’altezza e la sensibilità all’allettamento. Le potenzialità produttive vengono rilevate a fine ciclo misurando l’umidità della granella e la produzione parcellare, che viene successivamente rapportata all’umidità commerciale e alla superficie di riferimento. Le produzioni ad ettaro, determinate partendo dalle produzioni parcellari, sono normalmente superiori a quelle che in genere si ottengono nelle coltivazioni di pieno campo. Esiste, infatti, un fenomeno definito “effetto bordo”, legato allo spazio che esiste in testata tra una parcella e l’altra e lasciato per necessità operative, che contribuisce ad aumentare il risultato produttivo finale. Le piante nelle testate delle parcelle hanno infatti più spazio e più luce a disposizione e quindi, in genere, producono di più.
In tabella (clicca qui) si riportano gli indici produttivi medi delle varietà valutate in Veneto nel periodo 2010-2017 per almeno quattro annualità. Si tratta di un parametro che permette di riconoscere rapidamente i materiali più produttivi e più stabili nel tempo. Le cultivar sono state elencate in ordine decrescente di indice produttivo medio.
Oltre alla resa, vanno comunque presi in considerazione anche altri aspetti che talvolta possono interferire con la buona riuscita della coltivazione intesa anche come operatività di campagna (durata del ciclo colturale, sensibilità all’allettamento, anche se negli anni questo problema si è ridimensionato rispetto al passato). Rimane comunque opportuno provare presso la propria azienda, anche su superfici limitate, le cultivar di nuova introduzione sul mercato in modo da avere un'ulteriore più specifica valutazione del comportamento.




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